Traduzioni italiane di alcune poesie di PM

Vom armen P.P.


(Patrick Procktor 1936 – 2003)


Com'è successo?

Non sei caduto, sei scivolato in disgrazia.

Nei tuoi anni da brasserie cavalcavi

il decennio con quei vistosi foulard,

lo scapolo prediletto delle avvenenti

gentildonne del Chelsea

(prima però del tuo matrimonio di facciata,

della nascita di tuo figlio).

Gli inserti nei settimanali,

le vernici in Cork Street

i bei marocchini di spiaggia,

i singolari ritratti improvvisati, le copertine dei dischi . . .

La mia maladetta facilità!”, ti schernivi,

e con un cenno della mano prendevi le distanze.

Ma c'era di più, e anche di meno.


Quando le cose peggioravano, fingevi

di essere troppo alto per accorgertene –

la critica ti escludeva dal novero della tua generazione,

i pescatori di apprezzamenti gettavano l'esca altrove.

Altri della tua cerchia godevano di successi esorbitanti

o immeritati, i tuoi amanti ti lasciavano,

la tua casa finì in fiamme.

La bottiglia che ti aiutava a essere te stesso,

o un te stesso che volevi far credere di essere,

gin dopo gin ti rendeva qualcuno

che nessuno di noi aveva premura di chiamare.

Essere 'difficile' diventò una tua posa,

la posa si fece tratto. Al tuo sobrio funerale

si repirava un'aria di puro sollievo: finalmente

tornavamo a ricordarci di te.


Ora che ci ripenso, la tua studiata disinvoltura

non sminuiva certo la tua arte,

ma il nostro modo di vederla.

Forse ti stava bene così,

nelle delusioni del tuo lungo declino

trovavi una specie di soddisfazione,

un cliché romanzesco

più che il verdetto di una sorte avversa,

come se l'abiezione quotidiana

fosse necessaria, perfino sufficente,

al perfetto compimento della vita-come-arte.


traduzione: Monica Pavani